Abbiamo in un certo senso tradito Pessoa, ricontestualizzando dei versi che si riferiscono, in origine, a una precisa situazione storica del Portogallo e dello stesso scrittore. Versi che vengono per lo più da Messaggio, ultima opera di Pessoa, l'unica volutamente pubblicata. L'unico comune intento tra noi e Pessoa è la ricerca dell'Occulto, dell'esoterismo. Abbiamo unito anche un'altro nostro testo d'ispirazione pessoana: Aria antica. Non vogliamo dare indizi: ognuno legga ciò che vuole in questo viaggio nell'Altrove.
a)
Che simbolo fecondo
viene nell’aurora ansiosa?
Nella Croce morta del Mondo
la vita, che è la Rosa.
Cos’è questa voce nel suono delle onde
che non è la voce del mare?
È la voce di qualcuno che ci parla,
Ma, se l’ascoltiamo, tace,
perché abbiamo ascoltato.
È solo se, mezzo addormentati,
senza saper di sentire sentiamo,
che quella voce ci dice la speranza
Che simbolo fecondo
viene nell’aurora ansiosa?
Nella Croce morta del Mondo
la vita, che è la Rosa.
e noi, come un bambino
che dorme, dormendo sorridiamo.
Sono isole fortunate,
sono terre senza luogo,
dove il Re vive aspettando.
Ma, se ci svegliamo,
Tace la voce, e c’è solo il mare.
Che simbolo fecondo
viene nell’aurora ansiosa?
Nella Croce morta del Mondo
la vita, che è la Rosa.
b)
Linea severa della costa lontana –
Quando la nave s’avvicina s’ergono pendii
pieni d’ alberi laddove la Lontananza non mostrava niente;
più vicino, la terra si apre a suoni e colori;
e, quando si sbarca, ecco uccelli, fiori,
dove era solo, da lontano astratta linea.
Che simbolo divino
Reca il giorno già visto?
Nella Croce, che è il destino,
la Rosa che è il Christo.
Il sogno è vedere le forme invisibili
della distanza imprecisa, e, con sensibili
movimenti di speranza e volontà,
cercare nella linea fredda dell’orizzonte
l’albero, la spiaggia, il fiore, l’uccello, la fonte –
I baci meritati della Verità.
Che simbolo finale
mostra il sole già alto?
Nella Croce morta e fatale
la Rosa dell’Occulto.
2
a)
Che ansia distante piange vicina?
È Ciò che ho sognato che dura in eterno,
è Questo che ritornerò.
Il bambino che sono stato piange in strada.
L’ho lasciato lì quando son venuto ad essere chi sono;
ma oggi, vedendo che quel che sono è niente,
voglio andare a cercare chi sono stato dove è rimasto.
Che ansia distante piange vicina?
È Ciò che ho sognato che dura in eterno,
è Questo che ritornerò.
Ah, come lo troverò? Chi ha sbagliato
all’andata sbaglierà al ritorno.
Non so più da dove son venuto né dove sto.
Non lo so, e la mia anima è ferma.
Che ansia distante piange vicina?
È Ciò che ho sognato che dura in eterno,
è Questo che ritornerò.
Se almeno raggiungessi in questo luogo
un alto monte, da dove potere infine
quello che ho dimenticato, guardandolo, ricordare,
sebbene assente, almeno, saprei di me,
e nel vedermi lontano tale quale son stato, troverei
in me un poco di quando ero così.
Che ansia distante piange vicina?
È Ciò che ho sognato che dura in eterno,
è Questo che ritornerò.
b)
Nell’oscurità di questo campo antico,
vedo una luce in fondo, accanto al pozzo.
È il fantasma del bambino che son stato,
ancora nel fiore dei suoi sogni.
E io sto lì, contemplando questa figura.
Ma ride, ride… Non può certo capire,
non può certo comprendere la mia trstezza.
O forse capisce, ma dissimula. «Lasciami
la mia infanzia: è presto. Lasciami
ridere e correre. Credere.
Quest’Ora un giorno per te tornerà.
Ci sarà il Giorno in cui verrò. Ma adesso
dormi; è ancora presto».
Non dice più niente; se ne va.
Scompare oltre la siepe invisibile. Oltre il pozzo; oltre
la strada, che non so più da dove viene e dove ha fine.
Le tenebre si fanno più intense.
Mi muovo a tentoni,
verso casa. Inciampo, m’impiglio
nell’erba secca che m’abbraccia
e mi respinge. Che ansia distante piange vicina?
Sono a casa. Chiudo a chiave mi distendo chiudo gli occhi.
Ma fuori,
un cane abbaia nella notte del non-essere.
Che ansia distante piange vicina?
È Ciò che ho sognato che dura in eterno,
è Questo che ritornerò…
a cura di Lorenzo Gentile, marzo 2006 |